Google ADS
«Aumenta il budget» non è la risposta. Quasi mai.
È il consiglio più facile da dare, e spesso il più caro da seguire. Se una campagna parla al pubblico sbagliato, più budget moltiplica solo lo spreco. Su Google non si compra traffico: si intercetta chi sta già cercando di comprare. Gestiamo campagne Google Ads dal 2005, da Google Premier Partner, con un’idea fissa: lead e fatturato, non click.
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PERCHÉ
PERCHÉ
Un click non è un cliente. È solo l’inizio del viaggio. Eppure costa.
La forza di Google Ads è una sola, ed è enorme: intercetta un’intenzione d’acquisto già accesa. Qualcuno cerca esattamente ciò che vendi, in quel momento. Il punto è che la maggior parte del budget evapora prima di trasformare quell’intenzione in un ordine: keyword troppo generiche, automazioni «smart» lasciate a sé stesse, campagne che assomigliano a quelle di tutti. Aumentare la spesa su un impianto così non risolve niente, lo amplifica. Noi preferiamo dirti una brutta verità che venderti una bella bugia: prima si sistema il metodo, poi — semmai — si alza il budget.
«Le persone leggono ciò che interessa loro. A volte è un annuncio.»
— Howard Gossage
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DENTRO L’ACCOUNT
QUELLO CHE VEDIAMO OGNI GIORNO
Non promesse: il cruscotto vero.
Rappresentazione illustrativa: i valori sono oscurati a tutela dei clienti. Quando lavoriamo con te, questo cruscotto diventa il nostro — e tuo — punto di verità: spesa, clic, conversioni e CPC reali, ogni giorno.
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GOOGLE PARTNER
LA TESI
Il badge è appeso alla parete. Il tuo budget si difende altrove.
Gestisco campagne pubblicitarie da vent’anni, e una cosa l’ho vista succedere troppe volte: agenzie con tutte le certificazioni in regola che lasciano correre le automazioni e bruciano budget senza accorgersene. Essere Google Partner è un buon punto di partenza — esami superati, best practice, spesa gestita con criterio. Ma è un attestato di conformità a Google, non la prova che i tuoi soldi siano protetti. Quella prova non sta in un badge: sta in sei numeri che si possono controllare uno per uno.
«Metà dei soldi che spendo in pubblicità è sprecata. Il problema è che non so quale metà.»
— John Wanamaker

COSA GUARDARE DAVVERO
Il vero valore non si esibisce: si misura.
Quando una campagna funziona davvero non te ne accorgi dal badge dell’agenzia, te ne accorgi da sei cose verificabili: il tracciamento è pulito e le conversioni sono vere; il ROAS che leggi è quello reale, non gonfiato dalla piattaforma; per ogni canale sai quanto margine lascia, non solo quanto fattura; le query sono presidiate, con liste negative aggiornate; la struttura segue i tuoi intenti d’acquisto, non un template. La sesta è la più scomoda — e ne parlo qui sotto.
ROAS reale vs ROAS dichiarato
La piattaforma conta come conversione anche un acquisto che sarebbe arrivato comunque, e ragiona sui lordi. Noi colleghiamo i dati a valle — ordini netti, marginalità, conversioni avanzate — così il ritorno che vedi è quello che entra in cassa.
Perché le query sono il punto critico
Con broad match e Performance Max il rischio è pagare ricerche che non sono le tue. Leggiamo i termini di ricerca reali, costruiamo liste negative e tagliamo la dispersione: meno spesa fuori target, più budget dove c’è intenzione d’acquisto.

LA SESTA COMPETENZA
Quella che nessun badge certifica: dire di no.
Google ti manda raccomandazioni ogni settimana: alza il budget, apri il broad match, lascia fare a Performance Max, accetta le «ottimizzazioni automatiche». Alcune sono utili. Molte servono a Google, non a te. Il lavoro che non trovi scritto in nessuna certificazione è proprio questo: distinguere la raccomandazione che fa crescere il tuo fatturato da quella che allarga solo la spesa. Non deleghiamo all’algoritmo le decisioni che cambiano il tuo conto economico. L’automazione la usiamo dove fa risparmiare tempo, non dove fa perdere controllo.
E se l’automazione conviene davvero?
Allora la usiamo, e te lo diciamo con i numeri alla mano. La regola non è «mai automazione»: è «mai automazione al buio». Se Performance Max porta margine vero su una linea di prodotto, la spingiamo. Se brucia budget su traffico generico, la chiudiamo.
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COSA GUARDARE
CONFRONTO
Cosa attesta il badge, cosa decide le performance.
Quello che difende il budget
Quello che attesta il badge
Tracking
Conversioni verificate a mano
Esame superato
ROAS
Reale, al netto dei resi
Dichiarato in piattaforma
Marginalità
Margine vero per canale
Soglia di spesa raggiunta
Query
Negative e termini controllati
Best practice «consigliate»
Raccomandazioni Google
Rifiutate quando non servono
Seguite per restare Partner
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LA PROVA
NON NEL BADGE
Le performance non stanno nel badge. Stanno qui.
GARDEN · B2C — PERAGASHOP
Campagne sugli intenti reali
Ricostruite sugli intenti d’acquisto veri, sullo stesso mercato.
7,3 ROAS
PELLETTERIA · B2C — CUOIERIASHOP
Costi e ROAS sotto controllo
«Costi di gestione e ROAS sotto controllo, dal 2018» — Niccolò Cappelli.
−28% CPA
LUXURY · B2C — VIA VERDI
Organico e query qualificate
Crescita su organico e query qualificate, non sulle keyword più costose.
4:1 ROAS
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DOMANDE
FAQ
Badge, ROAS e raccomandazioni: le domande che ci fanno.
Ma se siete Google Partner, non è già una garanzia?
È una garanzia di conformità al programma: esami, best practice, spesa gestita. Non è una garanzia che il tuo budget sia protetto. Quella si vede solo nei numeri — tracciamento, ROAS reale, marginalità. Il badge è il punto di partenza, non la prova.
Cosa intendete per «ROAS reale» contro «ROAS dichiarato»?
La piattaforma tende a prendersi il merito di conversioni che sarebbero arrivate comunque e ragiona sui lordi. Noi colleghiamo i dati agli ordini netti e ai margini: il ritorno che ti mostriamo è quello che entra davvero in cassa.
Perché a volte rifiutate le raccomandazioni di Google?
Perché non tutte fanno il tuo interesse. Alzare il budget o aprire il broad match a volte serve a far spendere di più, non a rendere meglio. Le seguiamo quando i numeri dicono di sì, diciamo no quando dicono di no.
Come controllate dove finisce davvero il budget?
Leggiamo i termini di ricerca reali, aggiorniamo le liste negative e teniamo la struttura delle campagne aderente ai tuoi intenti d’acquisto. Così paghi le ricerche che contano, non il rumore.
Google Ads
Metà dei soldi che spendo in pubblicità è sprecata. Il guaio è che non so quale metà.


Dove evapora il tuo budget Google, di preciso.
Quasi sempre negli stessi punti. Keyword generiche che portano click curiosi e nessun acquisto. Campagne impostate «da manuale», senza un legame con il tuo business, i tuoi margini, la tua stagionalità. Automazioni lasciate in mano all’algoritmo, che ottimizza per ciò che gli conviene mostrare, non per ciò che ti fa fatturare. E il distacco più costoso di tutti: nessun ponte tra le Ads e il reparto commerciale, così arrivano contatti che nessuno chiude e nessuno sa perché.
Il risultato è che si rincorrono click e impression — vanity metrics — invece di ROAS e costo per acquisizione.

Prima delle campagne vengono gli intenti. E i tracciamenti che dicono la verità.
Non si parte dagli annunci, si parte da un audit. Verifichiamo che il tracciamento GA4 e le conversioni siano puliti — perché ottimizzare su dati sbagliati è peggio che non ottimizzare. Costruiamo la mappa degli intenti di ricerca, leggiamo la stagionalità, confrontiamo i benchmark di settore e mettiamo tutto in una dashboard leggibile su Looker Studio.
E definiamo i KPI veri: per la lead generation, lead di qualità che il commerciale chiude — non «mille lead al mese»; per l’e-commerce, ROAS reale tenendo conto di fatturato, marginalità e stagionalità. Tutto tracciato al 100%.
GOOGLE ADS CHE RENDONO
Budget speso dove converte davvero.
Vortex HydraVortex Hydra
Una partnership che ridefinisce il marketing industriale B2B.
Leggi il caso →
Terme di Torre CanneTerme di Torre Canne
Due pubblici, un solo sito. E 247 conversioni con un CPA da 8,62 €.
SkinMedicSkinMedic
Da un'idea a oltre 50 cliniche in franchising, col metodo ADAM.

CASO STUDIO · PELLETTERIA B2C
«Con voi parlo come se parlassi al mio commercialista.»
Me l’ha detto così il fondatore di Via Verdi, e per un’agenzia di advertising è il complimento più strano e più bello: significa che dei numeri si fida. Su Via Verdi — brand di pelletteria che abbiamo seguito dall’e-commerce alle campagne — abbiamo lavorato Search, Shopping e remarketing dentro un funnel unico, ottimizzando settimana dopo settimana con test A/B su titoli e CTA.
I numeri parlano da soli: ROAS complessivo +35% su base annua, costo per acquisizione −28%, CTR +42%. Non per aver speso di più: per aver speso meglio.
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CANALI
COSA GESTIAMO, E COME
Tutto Google Ads, dentro una sola strategia.
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Search
Il cuore di Google Ads: intercetta chi cerca, sul cluster di keyword giusto e con le negative al posto loro.
02
Shopping & Merchant Center
Feed prodotti puliti e ottimizzati: per l’e-commerce è qui che si gioca il ROAS.
03
Performance Max
La potenza dell’automazione Google, ma guidata e tenuta a bada, non lasciata correre da sola.
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Remarketing
Il 98% non compra alla prima visita: riportarlo indietro non è un’idea carina, è fondamentale.
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Display e Video (YouTube)
Domanda e notorietà dove serve, dentro la stessa strategia, non come isole.
→
Il vantaggio
Ogni campagna ha un KPI e una verità: o muove lead e ROAS, o la cambiamo. Niente «smart» lasciato a sé.
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POSTURA
L’AI AIUTA. NON DECIDE DA SOLA.
Tutta la potenza dell’automazione, sotto controllo umano.
Usiamo tutta la potenza dell’AI di Google — bidding automatico, Performance Max, segnali di pubblico — perché ignorarla sarebbe stupido. Ma le aste, le saturazioni e i budget restano sotto controllo umano. L’automazione cieca è il modo più rapido per buttare soldi dalla finestra: l’algoritmo ottimizza per i suoi obiettivi, non sempre per i tuoi.
Per questo lavoriamo con strategie di offerta scelte caso per caso — CPC manuale dove serve precisione, tCPA e tROAS dove servono volume e marginalità — e con dati di prima parte e CRM a guidare il funnel. È la fase Measure del metodo ADAM applicata ogni settimana: si tiene solo ciò che muove i numeri.
STRUMENTI
Search
Shopping
Performance Max
Merchant Center
GA4
Looker Studio
tCPA / tROAS
Remarketing
CRM
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METODO
IL METODO, FASE PER FASE
Dal kick-off allo scaling, sui numeri.
01
Kick-off
Raccogliamo i KPI e le priorità reali: lead di qualità, fatturato, ROAS. Non metriche di vanità.
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Analisi
Keyword e intenti, stagionalità, competitor, benchmark. E la verifica che il tracciamento sia pulito.
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Setup
Annunci, gruppi di pubblico, estensioni, feed e conversioni, tutto collaudato prima di partire.
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Ottimizzazione continua
Bidding, test, gestione frequenza e scaling controllato: budget di test, poi si scala ciò che funziona.
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Report e feedback loop
Report settimanali e confronto costante col commerciale o l’e-commerce manager.

CASO STUDIO · GARDEN B2C/B2B
80.000 prodotti, stagioni che cambiano tutto, e un ROAS che supera le aspettative.
Gianni Peraga ha il garden più grande d’Italia. Online vendeva un catalogo «trasformista»: pochi evergreen, tutto il resto che cambia con le stagioni — l’incubo di chi gestisce l’advertising. Abbiamo strutturato le campagne con un forte focus sul remarketing (ROAS superiori) e integrato il digitale con il negozio fisico tramite strategie drive-to-store, poi aperto i mercati di Germania e Francia.
Le sue parole alla fine: «gestiamo 80.000 prodotti online con la stessa cura dei nostri 12.000 mq, e i risultati in termini di ROAS e crescita internazionale superano ogni aspettativa.» Sul progetto, il ROAS ha toccato 7,3.
05
CONFRONTO
DUE MODI OPPOSTI DI GESTIRLO
Stesso account Google. Due modi opposti di gestirlo.
Col metodo
In automatico
Le keyword
Intenzione d’acquisto
Generiche, tante
Il budget
Test, poi scaling
«Aumenta e basta»
Le aste
Controllo umano + AI
Algoritmo da solo
Il KPI
Lead e ROAS
Click e impression
Il commerciale
Allineato
Scollegato
06
RISULTATI
COSA CAMBIA, DAVVERO
Meno spreco, lead migliori.
Meno budget sprecato
Keyword negative e controllo delle aste tagliano i click inutili.
Lead più qualificati
Non «mille contatti», ma quelli che il commerciale riesce a chiudere.
ROAS che regge
Bidding tCPA/tROAS guidato, non lasciato all’algoritmo.
Decisioni tracciate
100% delle conversioni misurate, report settimanali, niente metriche di vanità.
Ti diciamo prima dove perdi soldi.
Anche se la risposta è «spendi meno».
Mandaci l’accesso in lettura al tuo account (o un report) e gli obiettivi reali: ti facciamo l’analisi gratuita e ti mostriamo dove il budget evapora e cosa cambieremmo per primo. E se dai numeri risulta che ti conviene spendere meno, o spostare l’investimento altrove, te lo diciamo noi. Una brutta verità vale più di una bella bugia — e vent’anni di mestiere servono anche a questo.
